La giustizia

La giustizia

Siamo a primi di febbraio del 2017 e la morìa di giovani donne ammazzate quando il possesso su di loro sembra stia per spezzarsi e privare il compagno della sua proprietà, non accenna a diminuire. Ogni giorno subiamo, in qualche modo, le notizie di un bollettino di guerra senza fine. Ciò che sfugge forse ai più e che solo chi ha subito una perdita ‘ingiusta’ può capire, è la voragine di dolore che si apre dietro a queste notizie che si sgranano ogni giorno come una litania del rosario alle nostre orecchie più o meno disattente  e dove una morte supera l’altra e la pone nella zona dell ‘oblio collettivo in un amen e non per cattiveria ma perchè questa è la tragica realtà.

La marea montante di dolore dei congiunti, degli amici e della collettività di cui faceva parte la vittima di turno è immensa, incalcolabile nella sua vastità, profondità e acutezza. Nessuno sa dirti quando e se, forse, starai un poco meglio. Nessuno sa dirti nulla giacché poi chi subisce una perdita viene evitato quasi sempre perché ben pochi sanno guardarti negli occhi e soffrire con te. Sono ogni volta, come in una rete dolorosa e infernale, centinaia le persone che soffrono irrimediabilmente. La morte non viene accettata anche quando segna il termine naturale della vita come la intendiamo comunemente, figuriamoci quando la morte, per mano del primo che passa o che diceva di amarti, arriva troppo presto a strappare vita al futuro, troppo, troppo presto.. insopportabile. Se non hai strumenti adatti, non puoi sopportare quel genere di perdita precoce e ingiusta che non si limita alla vita di chi muore ma investe appunto tutto un percorso futuro che non sarà: il peggiore dei mali che possa capitare ad uno di noi. Vuol dire essere privati di quella presenza, di quella voce, di quel sorriso, di quella rabbia e la voce dura, di quegli occhi e del calore di quella mano, delle sue parole; della sua intelligenza vien privato il mondo, della sua creatività dovremo fare a meno, sul suo aiuto non potremo più contare, una sua telefonata non possiamo più aspettarla…per chi comprare quelle scarpe, quel vestito, per chi fare quella torta…per chi imbastire ancora una festa e una festa comandata… pensieri ed energie devono deviare altrove e non sempre ci si riesce.

E’ di queste ore la morte tripla di un ragazzo che ha ucciso un altro ragazzo che a sua volta aveva ucciso una ragazza, la moglie del primo ragazzo; pare fosse anche incinta. Una strage. Un dolore che abbiamo il dovere di empatizzare, di comprendere, che sorge spontaneo dalle profondità del nostro cuore ferito anche se non conosciamo le persone di cui parliamo. Stupisce che pochi capiscano il dolore di un uomo privato della moglie, del figlio nascente, del futuro intero, della propria stessa vita. Stupisce una giustizia rozza, forse anche ingiusta, che non comprende quanto il colpevole impunito e indisturbato fino a richiamo contrario (quando? di grazia, quando?) sia per la vittima che lo incontra ogni giorno sui suoi stessi passi l’equivalente di una bomba atomica che riapre la ferita, lo squarcio, ogni volta, ogni volta. Perché sui giornali dunque e ai tg, quel tono saccente e indagatorio? Perché frasi come ‘ si sta indagando su cosa può aver spinto il marito privato del suo futuro ad uccidere, disperatamente!!, l’omicida di sua moglie?’ o ancora che ‘l’uomo era ossessionato dalla perdita?’. .

Perché invece non invocare una giustizia che a sua volta non infierisca sulla vittima  allungando a dismisura ( 7 mesi per chi ha subito, sono una eternità!) l’avvio del giusto processo che metta ordine nelle colpe? Perché la giustizia non dovrebbe occuparsi anche della vittima e del rispetto che le è dovuto? Una giustizia che si occupi solo e con i tempi che crede, delle colpe, e non sappia suggerire di volta in volta atteggiamenti e situazioni atte al rispetto di chi soffre tanto ma veramente tanto, forse troppo, ai miei occhi non può dirsi tale. Questo non giustifichi in alcun modo le ‘vendette’ (che altro non sono che richieste disperate di aiuto) . Io porrei invece, e però,  sotto processo la giustizia stessa e invoco la sua corresponsabilità in quanto avviene nel cuore, nel corpo e nelle azioni, ahimè a volte nefaste, della vittima.

Commenti

  • Giovanna de Luca Giovanna de Luca Febbraio 06, at 15:51

    Leggo col cuore, non con gli occhi
    Non serve che aggiunga altro, se non un immenso abbraccio

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  • Maria Ebe Argenti Maria Ebe Argenti Marzo 06, at 09:13

    Chiara Del Nero, autrice dell’articolo “La Giustizia”, è una grande Donna. Ieri sera, nel bel mezzo di una cena organizzata dall’Associazione Varesepuò, si alzò in piedi e disse ai 30 Soci convenuti: «Sono la vostra presidente e, poiché vorrei conoscervi meglio, desidero che ciascuno di voi pronunci il proprio nome, il luogo di provenienza e quello di residenza.» Si seppe pertanto che le dita di una sola mano erano fin troppe per contare i varesini nati e residenti a Varese. Gli altri provenivano, come avrebbe detto Alessandro Manzoni, Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. E questa fu una bella sorpresa.
    Ma ciò che a mio parere rende “grande” la nostra presidente è l’abilità dimostrata in questo articolo nel trattare il tema della violenza maschile, senza mai usare il termine «femminicidio». Parola lugubre, soprattutto sbagliata, perché simboleggia le femmine, non le Donne. Perché fissa l’attenzione sulle vittime, non su chi uccide. Così, come l’Uomo di oggi non è più soltanto un maschio, anche la Donna non è soltanto la femmina che forse l’Uomo ancora vorrebbe, ma intanto si priva «di quella presenza, di quella voce, di quel sorriso…»
    Infine l’autrice, dopo avere espresso le proprie validissime ragioni, invoca una giustizia che ponga essa stessa sotto processo. Davvero “grande” è Chiara Del Nero, la nostra presidente.
    Maria Ebe Argenti
    5 marzo 2017

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