In concorso: “Sara”

In concorso: “Sara”

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Poi arrivò Sara e cambiò tutto. Lei si propose come solista del gruppo.

Mi sentii attratto da lei in modo irresistibile e la invitai ad uscire. Cominciò così una lunga conoscenza intervallata da passeggiate e lavoro nella band.
Durante le passeggiate nei boschi emergevano i nostri caratteri così diversi: Sara pensierosa, un po’ taciturna, misteriosa, io una girandola di pensieri irrefrenabile che le comunicavo mano a mano che mi venivano in mente. Le nostre vite si intrecciavano e lentamente, così si delineava l’amore, che sgorgava spontaneamente dai nostri cuori e prendeva forma.
Avevamo vent’anni e tutte le risorse del nostro spirito a disposizione si dipanavano lungo cerchi concentrici per airivare al nostro inconscio più profondo e segreto. Sentivo i palpiti del mio cuore adattarsi a quelli del cuore di Sara e rimanevo commosso ai racconti della sua infanzia. Terza di tre fratelli, di cui una femmina e un maschio, aveva beneficiato della preferenza che il padre le accordava per dedicarsi agli studi di canto, dove eccelleva, per poi volgersi alla musica pop e incontrare così me, che ne ero felice. Sara sapeva essere un uragano che tutto travolgeva, ma anche una persona razionale e calma all’occorrenza., e io ne rimasi coinvolto ed abbagliato.

Sembrava avere una doppia personalità: calma e pacata quando si facevano dei progetti, frizzante ed allegra quando uscivamo per conto nostro. Sara era un dono del cielo e io le ero grato per tutto quello che mi faceva vivere. Mi ricordava il mio primo amore, anche se adesso eravamo più maturi ed i sentimenti mettevano radici profonde nei nostri cuori. Andavamo spesso al parco del Valentino e ci piaceva vedere che non eravamo i soli, una fila di fidanzatini alla Peinet si appoggiava alle balaustre in pietra e si sussurava dolci parole o avvenivano piccoli screzi, sottolineati da allontanamenti delle coppie, o da rincorse vane dell’uno o dell’altro.

Sara un giorno arrivò con un regalo: uno scatolotto dal quale si potevano udire dei mugolii e delle unghiate. Incuriosito aprii lo scatolotto e ne saltò fuori un cagnolino dal pelo lungo bianco con un musino molto espressivo;- Assomiglia a te, mi disse, lo possiamo tenere un po’ per uno, così ci terrà compagnia quando uno dei due sarà fuori città. Erano tre chili di vita pura, argento vivo che brillava tra le mani, un pugno di amore e devozione, un cespuglio di richiesta di carezze. Era scaltra Sara, sapeva che non avrei saputo dire di no a Pallino, che lo avrei voluto sempre per noi, un messaggero che faceva la spola. Quando avevamo le tourné con la band Pallino era con noi, stava fermo e fremente e alla fine del pezzo abbaiava, forse approvava, forse no, forse era solo contento o dispiaciuto che il brano fosse finito. Poi faceva l’atto di scavare il terreno con le zampine e iniziava una curiosa girandola su se stesso. Quindi era la volta di Sara che faceva un a solo e si guadagnava l’attenzione incondizionata di Pallino. Faceva parte di noi, eravamo un trio a tutti gli effetti e l’amore scorreva a fiumi. E’ difficile immaginare l’amore senza condizioni di un cagnolino per chi non l’abbia avuto. Inutile dire che aveva imparato a portare il giornale e a riportare la pallina. Si alzava sulle zampine e aspettava il compenso, felice per ogni biscottino che gli veniva allungato insieme ad una carezza. Lo portavamo sempre con noi ed era diventato un po’ la mascotte della band.

Poi Sara un giorno arrivò immusonita senza appai·enti ragioni, mi arrovellai diversi giorni senza venire a capo di niente. Alle mie richieste di spiegazioni guardava in basso mordicchiandosi le dita ma non una parola usciva dalla sua bocca.

Le chiesi se per caso le avessi fatto qualche torto, ma rispose che non era quello il problema. E allora qual era? Cosa le passava per la testa? Poi finalmente sputò il rospo: aveva appena letto un libro che parlava della differenza tra innamoramento e amore e si stava interrogando se i suoi sentimenti verso di me fossero passati dallo stato di innamoramento a quello di amore, ma più ci ragionava e più le si confondevano le idee, perlomeno così mi aveva detto. Cercava dei segnali, degli indizi che la mettessero sulla strada giusta. A me non sembrava un problema da perderci la testa. Si trattava di una questione puramente teorica. Quello che contava erano i sentimenti, la tenerezza, la voglia di stare insieme, di condividere dei progetti. A Sara sembrava più significativo il battito del cuore ad ogni appuntamento, la passione travolgente, e poi non aveva ben inteso la differenza tra i due stati della psiche, senza contai·e che non le era nemmeno chiaro quale dei due stati d’animo preferisse. E così da questa lettura erano nate le sue ruminazioni, contava i battiti del cuore ad ogni incontro e tutto questo la confondeva sempre più e la rendeva incerta e dubbiosa. A me non restava che rassicurarla e portai·la a fare gite fuori porta che consolidassero il legame. Anche lìcamminava assorta e pensierosa, appoggiando ogni tanto il capo sulla mia spalla. Sembrava che un sottile veleno le fosse penetrato sotto pelle, le avesse tolto le certezze donando al suo volto un sembiante enigmatico anche se i suoi occhi erano diventati più luminosi e pareva che volessero divorare il mondo …a tratti avevo l’impressione che mi sfuggisse, a tratti la sentivo approssimarsi, ma rimaneva un punto di separazione, come il limite che tende all’infinito.
Un giorno scoppiò in lacrime e mi disse che non sapeva se mi amava, che era una questione troppo complicata; ricordo bene: eravamo andati a Celerina con iltrenino del Be1nina. Era una giornata splendida, eravamo circondati dalle montagne innevate, e lei era scoppiata in pianto. Disse che era tutto troppo bello, tutto troppo perfetto, e lei era troppo scossa dalle emozioni. Aveva scoperto le sue fragilità e il paesaggio luccicante le aveva trasmesso l’impressione di sentirsi piccolissima.

Sara…continuammo così per un lungo periodo, poi lei si decise ad andare da un analista e il nostro rapporto si approfondì complicandosi allo stesso tempo. Era una sorta di anatomia dell’amore che mi trovava sempre più coinvolto. Eravamo su posizioni diverse: Sara scavava sempre più cercando le radici del nostro amore, invece io provavo ad i apportare nuova linfa con proposte innovative che arricchissero la nostra intesa.

Iniziò così la stagione delle visite alle mostre, degli aperitivi con gli amici, delle gite al mare. Ci avvicinavamo sempre di più e i nostri cuori battevano all’unisono mentre le nostre menti si mescolavano e si nutrivano reciprocamente. Mi sentivo a tratti felice con la vivace impressione che il nostro rapporto avesse preso la via sicura della vita a due, dove le nostre identità soggettive prendevano il volo e si incontravano. I battibecchi sorgevano a proposito del desiderio di avere un figlio, battibecchi che vedevano Sara impegnata a richiedere un po’ di libertà per qualche anno ancora, mentre io premevo sull’acceleratore e desideravo metter su famiglia. Ma non era situazione da tirarsi per i capelli, maturavamo questa decisione lentamente, fantasticando sugli sviluppi che poteva avere questa piccola vita che sarebbe sbocciata da noi due. E così arrivò il giorno che Sara mi diede l’annuncio che aspettavamo. Fu una girandola di nomi, e un’enorme emozione che ci colse all’improvviso. Da subito mi colse un senso di completezza, di pienezza della vita e questo era dovuto a Gloria. Si apriva un nuovo capitolo esistenziale e la vita assumeva una nuova prospettiva. Erano venuti meno il senso di vuoto e di incertezza e la vita, cosa difficile a immaginare in ce1ti momenti, era tornata a pulsare. Sara era raggiante e non aveva conosciuto le crisi che sconvolgono alcune donne quando diventano madri. Il parto era stato facile e la bambina era venuta alla luce senza difficoltà. Ora era tra le braccia di Sara e insieme formavano un’immagine dolce e come intrisa di una luce soffusa. Iniziava così un nuovo capitolo della nostra vita dove Sara aveva introdotto la tenerezza, con questa diade con la bimba. Forse le nostre incertezze sarebbero riaffiorate più avanti quando la bimba fosse cresciuta ma al momento avevamo trovato la pienezza del vivere. Non avrei mai supposto che una bimba potesse regalare sentimenti così intensi, ma era così. Sara si era addolcita anche nei miei con fronti e potevamo dirci felici. Le inquietudini sarebbero sopraggiunte in seguito verso i tre o i quattro anni di Gloria. Nel frattempo Sara aveva sospeso il suo contributo con la band ed anch’io restavo più volentieri a casa. I giorni si susseguivano nella calma e nell’amore. I sentimenti verso la bambina si riflettevano su di noi che ne rimanevamo incantati e appagati.

Era meraviglioso quello che ci era accaduto e in questo fiume tranquillo e ricco di sorprese trascorreva la nostra vita . Un nuovo orizzonte si era aperto e noi viaggiavamo colmi di vita. Io ebbi qualche difficoltà sul lavoro ma mi sentivo sostenuto dal pensiero di provvedere alla mia famigliola, ed ero diventato più determinato nel fare le mie proposte. Era una banca internazionale e trattavamo in particolare in Europa, con contatti con gli Stati Uniti, Russia e ultimamente anche Cina. Ero responsabile delle relazioni con la Russia, e potevo lavorare anche da casa. Cosa che feci. Rimanevo con Pallino e la piccola Gloria che gattonava nel box mentre Sara aveva ripreso a lavorare in una piccola casa editrice. Così trascorrevano le giornate e le serate .Con Pallino eravamo un bel quartetto. Ma a cosa andavamo incontro? Chissà se un giorno sarebbero riemerse le incertezze e il senso della mancanza. Forse.

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