Una bellissima estate

Una bellissima estate

Primo giorno d’estate.

Il sole splendeva alto nel cielo ed il lago era un grande specchio turchino su cui i traghetti scivolavano come sospinti da forze invisibili.

La vista delle sponde, coperte da una rigogliosa vegetazione, trasmetteva un senso di frescura e di pace.

Un’intera stagione attendeva di essere vissuta, ricca di momenti preziosi come un gioiello, che si sarebbe voluto non passassero mai; momenti da assaporare piano come i frutti maturi di cui gli alberi sarebbero stati carichi. Finalmente si sarebbe potuto correre scalzi nei prati per poi affondare le braccia nel gorgogliante ruscello, bagnarsi il viso accaldato e sentire il sollievo dei rivoli d’acqua sulla pelle ambrata.

Poi, quando le ombre della sera si sarebbero allungate scacciando un poco la calura, ci si sarebbe potuti ritrovare sul sagrato della chiesa o nella piccola piazza, ad ascoltare i discorsi delle donne o a seguire i giochi degli uomini che, cavalcioni su un muretto, sarebbero stati intenti nelle loro partite di dama su scacchiere intagliate nella pietra.

Se il primo giorno della nuova stagione fosse stato così, semplice e perfetto, allora si poteva esserne certi: sarebbe stata una bellissima estate.

Il fischio della sirena lacerò l’aria, annunciando l’attracco. L’anziano si riscosse dai ricordi delle estati di quando era bambino. Accanto a lui, il nipote osservava il paesaggio con occhi sfavillanti di gioia: la scuola era finita e, con essa, il grigiore della città. La casa del nonno, nel paesino lassù in montagna, lo aspettava.

Scesi dall’imbarcazione, i due si avviarono per il lungolago verso la fermata dell’autobus. Gli oleandri in fiore regalavano qualche macchia d’ombra, riparo di alcuni pescatori che manovravano con destrezza le lunghe canne, mentre piccoli gabbiani volteggiavano lanciando acuti stridi. Dal chiosco seminascosto da un salice proveniva profumo di caffè, tintinnio di bicchieri e la melodia di una canzonetta.

Molte cose erano cambiate dai giorni della sua infanzia, pensò l’uomo: il porticciolo era stato ingrandito e ammodernato, le strade si erano riempite di auto che sfrecciavano come formiche impazzite, i negozi alla moda avevano pian piano soppiantato le vecchie botteghe e grandi palazzi incombevano sulle antiche villette con i loro eleganti giardini. Nondimeno, la gioia che procurava l’arrivo dell’estate – questa stagione così fugace e magica – era sempre la stessa, bastava solo saperla cogliere.

Certo, il cielo adesso era meno azzurro e l’acqua del lago meno limpida, tuttavia la natura riusciva a riprendersi il suo spazio, notò l’uomo osservando un esile alberello cresciuto in un piccolo spiazzo erboso e delle margheritine che facevano capolino da una fenditura nel cemento.

Il sole, l’acqua, gli alberi erano lì, per dire che tutto era ancora una volta come doveva essere, semplice e perfetto.

– Nonno! – esclamò il bimbo. – Non ho mai visto così tanti colori tutti assieme! Guarda che belli quei gabbiani bianchi, e quella barchetta rossa, e quell’altra con la vela azzurra… e questi fiori gialli… oh, e ce n’è anche uno arancione, il mio colore preferito!… Ah, come sono contento che sia arrivata l’estate!

– Sì, – mormorò il nonno con un lieve sorriso, – e sarà di nuovo bellissima.

 

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Commenti

  • gianfranco gianfranco settembre 03, at 17:52

    bella! Mi hai regalato i ricordi delle estati passate

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